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Team Ahoi! – Quando il cambio di prospettiva chiarisce la rotta

Situazione attuale sulla mappa di posizionamento «Team Ahoi»: team leader, Andrea, Luisa e Timo sulla nave

Come una costellazione digitale con la mappa di posizionamento «Team Ahoi» ha aiutato un team di progetto a riorientarsi...

Situazione di partenza: nuova guida, nuovi membri – e molte domande aperte

Il team di progetto di un’azienda di medie dimensioni si è rivolto a una coach sistemica per riflettere sulle tensioni e sulle incertezze attuali nel team. Era stata nominata una nuova responsabile del team e si era appena aggiunto anche un nuovo membro. Il progetto andava avanti, ma la collaborazione si inceppava: immagini dei ruoli non dette, mancanza di orientamento e l’impressione di «non remare nella stessa direzione» aleggiavano nella stanza.

In quattro incontri di coaching la coach ha accompagnato il team con il metodo digitale mappa di posizionamento «Team Ahoi» di coachingcard, realizzato tramite coachingspace. La metafora del veliero è servita come spazio di riflessione, riorientamento e per un’immagine obiettivo comune.

Quattro passi verso la chiarezza – così si è svolto il coaching

1. Analizzare la situazione attuale – il team sul mare del presente

Nella prima sessione tutti i membri del team si sono posizionati liberamente sulla mappa digitale: sulla nave, sull’oceano, all’orizzonte.

Situazione attuale sulla mappa di posizionamento «Team Ahoi»: team leader, Andrea, Luisa e Timo sulla nave
  • Timo, il nuovo membro del team, ha posto la sua figura fuori dalla nave: vedeva il team, ma non si sentiva (ancora) parte di esso.

  • Andrea, una collaboratrice esperta, si è collocata al centro dell’area di lavoro: ha raccontato di «tenere insieme molte cose», ma anche di logorarsi tra aspettative diverse.

  • La responsabile del team si è messa sul ponte di osservazione: non voleva «essere d’intralcio», ma mantenere la visione d’insieme.

Questa prima costellazione ha mostrato che il team era funzionale, ma non allineato. Mancava una comprensione comune di ruoli, obiettivi e appartenenza.

2. Intervento basato su ipotesi – rendere visibili gli schemi

Nella seconda sessione la coach ha introdotto ipotesi sistemiche, che sono state verificate e approfondite nel processo di coaching:

  • Forse nel team esiste una logica non detta di «dentro e fuori»?

  • Forse la leadership viene intesa come «ritirarsi» invece che come orientamento?

  • La prestazione viene legata troppo alla responsabilità individuale invece che agli obiettivi comuni?

Con domande sistemiche mirate come
«Che cosa dovrebbe succedere perché tu metta la tua figura sulla nave?» oppure
«Chi tiene il timone in questo momento – ed è voluto così?»
sono nati dialoghi vivaci. Il lavoro digitale con le figure ha aiutato a rendere visibili realtà diverse, senza parlare direttamente delle persone.

Prospettiva del team leader sulla mappa «Team Ahoi»: vista sulle figure Andrea e Luisa

Prospettiva di Timo sulla mappa «Team Ahoi»: vista dalla prua sulle figure Luisa e Andrea

3. Un’immagine futura desiderabile – dalla nebbia alla chiarezza

Nella terza sessione il team ha sviluppato insieme un’immagine obiettivo: come dovrebbe essere idealmente la collaborazione?

  • Timo ha collocato la sua figura sul ponte, proprio accanto a un altro membro del team, con lo sguardo rivolto in avanti.

  • La responsabile del team si è messa ora al timone, con il desiderio di dare una direzione più chiara.

  • Andrea si è spostata leggermente di lato: non fuori dal centro, ma lasciando spazio agli altri.

Questa nuova configurazione è stata percepita come coerente. È nata l’immagine di un team che prende il largo insieme: ciascuno con un ruolo chiaro, con vicinanza, comunicazione e lo sguardo rivolto all’obiettivo.

4. Ricavare un piano d’azione – avviare passi concreti

La nuova immagine non è rimasta astratta. Nella quarta sessione sono state stabilite misure concrete:

  • Brevi check-in settimanali per chiarire i ruoli

  • Un inserimento strutturato per i nuovi membri

  • Chiarimento dei processi decisionali da parte della responsabile del team

Il team ha salvato la scena finale delle figure come istantanea in coachingspace: un’immagine visiva del futuro che serve da ancora per i passi successivi.

Perché coachingspace e «Team Ahoi» hanno funzionato qui

Il lavoro con la mappa di posizionamento «Team Ahoi» tramite coachingspace ha reso possibile un cambio di prospettiva alla pari. Nessuna presentazione, nessun PowerPoint, ma uno spazio interattivo in cui il team ha potuto vedersi, muoversi e fare esperienza di sé. Grazie al formato digitale si sono potuti assumere diversi punti di vista: dal punto di vista della nuova collega. Dal punto di vista della responsabile del team. Dal centro del team.

Questi cambi di prospettiva hanno reso possibile un dialogo che non è partito dai problemi, ma dalla curiosità per i rispettivi punti di vista. L’immagine obiettivo non è stata imposta, ma sviluppata dal team stesso, ed è questo che la rende efficace.

Coaching sistemico: ipotesi, domande e lo spazio nel mezzo

Il coaching sistemico non lavora con ricette, ma con ipotesi. Non chiede «Che cosa c’è di sbagliato?», ma «Che cosa agisce qui, come e su chi?».

Le ipotesi sistemiche usate qui erano supposizioni provvisorie sulle interazioni nel team. Le domande servivano a verificarle, differenziarle o scartarle. Al centro c’è sempre l’autonomia del team: la coach crea uno spazio in cui la riflessione diventa possibile, ma non indica la direzione.

Conclusione: rotta chiara invece di brezza tesa

«Team Ahoi!» è diventato il simbolo di un team che vuole navigare insieme. La mappa di posizionamento ha aiutato a rendere visibile ciò che non veniva detto e ad aprire lo spazio a vera connessione, responsabilità e cambiamento.

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